Marche Events

“L’arte che salva. Immagini della predicazione tra Quattrocento e Settecento. Crivelli, Lotto, Guercino” – di Loredana Finicelli

Loreto (Ancona) Museo Antico Tesoro della Santa Casa Da sabato 7 ottobre a domenica 8 aprile – Primo evento del ciclo Biennale MOSTRARE LE MARCHE

Ha preso il via da poco più di un mese, un progetto espositivo strategico per la regione, articolato in una serie complessiva di eventi che coinvolgeranno diversi comuni denominata MOSTRARE LE MARCHE. L’obiettivo è di rigenerare, attraverso un ciclo di esposizioni spalmate in un biennio, il territorio offeso dal sisma e caduto in grave recessione a seguito di quell’evento tragico. La scommessa è richiamare pubblico e turismo grazie a un’opera di valorizzazione e promozione del formidabile patrimonio artistico marchigiano, finalmente accessibile e godibile alla sua piena fruizione, attraverso un ciclo di mostre dedicate a opere provenienti da edifici pubblici ed ecclesiastici della regione.

MOSTRARE LE MARCHE è un’operazione sofisticata, che ha convogliato nella promozione del patrimonio intero energie economiche e culturali affinché fosse elaborata una proposta reattiva e costruttiva in risposta alla devastazione, non solo materiale, ma anche morale e interiore prodotta dal sisma. Se ripartenza ci deve essere, con la forza e la caparbietà che contraddistingue questa terra, che si riparta allora dalla bellezza, dalla propria ricchezza artistica, dalla tradizione radicata, facendo appello a una incredibile e secolare identità.

E proprio nel rispetto della difformità che caratterizza il patrimonio marchigiano, così diverso e così radicato nel contesto circostante, fatto di una qualità di base permanente, ma arricchito da episodi di straordinaria eccellenza e descritto criticamente secondo la formula assodata di Museo diffuso, gli eventi espositivi toccheranno vari comuni regionali e ognuno avrà una fisionomia propria, datagli dal territorio che lo ospita. Dal 2017 al 2018 saranno ben sei le esposizioni che si susseguiranno e che avranno il merito di fare il focus sulle ricchezze artistiche della regione: a Macerata, da dicembre, Capriccio e natura nel secondo Cinquecento. Percorsi d’arte e rinascita nelle Marche; ad Ascoli Piceno, Pinacoteca Civica, aprirà Cola dell’Amatrice, pittore eccentrico tra Pinturicchio e Raffaello; quindi, nel 2018, a Fermo Pittori tra Adriatico e Appennino, dal tardogotico a Carlo Crivelli, a Matelica Il Romanico nelle Marche con i percorsi delle abbazie, per finire con Fabriano e un artista di rara bellezza quale Orazio Gentileschi: Orazio Gentileschi caravaggesco errante nelle Marche.

Si comincia da Loreto, luogo dalla forte carica simbolica, con una mostra, apertasi lo scorso 7 ottobre, dai contenuti rivelatori della fisionomia marchigiana: L’Arte che salva. Immagini della predicazione tra Quattrocento e Settecento. Crivelli, Lotto, Guercino.

Un tema certamente identitario, appartenente a una terra nella quale si sono avvicendati mistici, predicatori e coraggiosi missionari; un territorio dove il sacro è sempre stato vissuto in contiguità con il profano e mescolato nei risvolti di una religiosità popolare, umile e spontanea, ma convintamente devota. Del resto, quale altro secolo, se non il Cinquecento, ha trasformato predicatori e religiosi in storiche figure carismatiche, memorabili, del livello di san Ignazio da Loyola, san Filippo Neri, e, per citare personalità marchigiane, dell’avventuroso padre Matteo Ricci, e della colta mistica Camilla Battista Varano.

La predicazione, come la religiosità, nelle sue variabili sfumature popolari, non è un tratto accessorio delle Marche, ma qualcosa che connota e connotando descrive e tratteggia. E il termine “salva” appare perfetto nelle sue differenti accezioni: perché l’arte stimola la devozione e pertanto incardina in se stessa la promessa di salvezza; perché quella in mostra è l’arte che si è “salvata” dai tanti eventi sismici della natura e nondimeno della storia, un’arte salvata che, con la sua bellezza rimane qui a testimoniare la transitorietà effimera del materiale, tanto più fragile se non accuratamente protetta.

 

“La densità del vuoto – Gli anni ’70 dell’Arte” – a cura di Giancarlo Bassotti

Testo critico in catalogo di Gabriele Perretta
30 giugno – 24 settembre 2017

Fondazione Cassa di Risparmio di Jesi
Palazzo Bisaccioni, Piazza Colocci n. 4  JESI (AN)

A Palazzo Bisaccioni di Jesi è in corso la mostra “ La densità del vuoto –  Gli anni ’70 dell’Arte” a cura di Giancarlo Bisaccioni in collaborazione con la Galleria d’Arte Gino Monti di Ancona.

Il percorso espositivo presenta le tappe fondamentali dell’arte concettuale attraverso l’operato di alcuni artisti che, pur provenendo da ambiti di ricerca eterogenei sia per la scelta dei mezzi espressivi che per i presupposti poetici, presero parte al movimento con l’obiettivo di dare risalto all’idea che soggiace all’opera. Un obiettivo radicale negli intenti e modernissimo nelle scelte, tale da enfatizzare il processo di realizzazione rispetto al valore estetico del prodotto finito.

Accanto ai protagonisti storici del movimento, quali gli statunitensi Joseph Kosuth (il primo a dare la definizione di “arte concettuale”) e Sol LeWitt, l’itinerario fornisce uno spaccato importante di quelle che furono le indagini condotte in Italia da artisti del calibro di Alighiero Boetti, Jannis Kounellis, Gilberto Zorio, Michelangelo Pistoletto e Luigi Ontani. Tra questi, figura un nutrito gruppo di artisti marchigiani, le cui opere testimoniano l’alto potenziale di una regione che in quel periodo vide l’affermarsi sulla scena culturale di alcuni tra i più importanti protagonisti degli anni ’70: da Gino De Dominicis, originario di Ancona a Eliseo Mattiacci, nato a  Cagli; da Ubaldo Bartolini, artista maceratese a Claudio Cintoli, trasferitosi nella prima infanzia a Recanati, fino ad arrivare a Pierpaolo Calzolari la cui attività si divide tra Fossombrone e Lisbona.

La mostra, organizzata dalla Fondazione Cassa di risparmio di Jesi, rimarrà aperta fino al 24 settembre ed è a ingresso libero.

Marianna Neri