Marche Events

MUSICULTURA – di Agnese Paolucci

La grande tradizione musicale delle Marche si riverbera oggi attraverso le tante manifestazioni che ogni anno sono organizzate sul territorio. Tra queste, Musicultura, il festival dedicato ai nuovi autori e interpreti della musica contemporanea, è certamente una boccata di aria fresca e giovane per l’intero panorama della musica italiana.

Musicultura è un festival che nasce nel 1990 come Premio Città di Recanati per promuovere e valorizzare la musica popolare italiana, dando la possibilità a tanti artisti emergenti di esibirsi dal vivo. Dal 2005, a testimonianza di un successo incrementatosi nel tempo, la manifestazione viene trasferita a Macerata, nel prestigioso palco dello Sferisterio e il suo nome, da Premio Città di Recanati, cambia in Musicultura, in omaggio all’innegabile valore culturale che la musica rappresenta per ogni tempo e per ogni civiltà. Un festival riservato alle nuove promesse, tanto che su questo palco sono nati artisti oramai noti al grande pubblico come Simone Cristicchi, L’Orange e Mirko e il cane, ascoltato anche all’ultimo Sanremo.

Io sono Agnese, ho vent’ anni, e sono studentessa dell’Università di Macerata;  quest’anno ho avuto l’occasione di poter osservare Musicultura da un’altra angolazione, quella di un tavolo della giuria universitaria. Nel corso di questa esperienza per me così formativa, mi sono resa conto di quanto Musicultura rappresenti un importante trampolino di lancio per i suoi partecipanti, ed io non ne avevo compreso appieno le potenzialità fin quando non mi ci sono ritrovata catapultata dentro. L’organizzazione impeccabile, e la professionalità dei commissari e di tutti gli addetti ai lavori, creano un ambiente umanatamene e artisticamente confortevole per i giovani partecipanti alle audizioni (gli audizionati) che, presentando tre brani inediti alla giuria, verranno selezionati per accedere alla fase finale del festival. Le proposte artistiche sono tanto differenti quanto interessanti, si passa dal rock, al pop, alla musica popolare, un ventaglio di generi e di sonorità che mostrano la grande vitalità del contesto autoriale e musicale contemporaneo.

Gli “audizionati” provengono da ogni parte d’Italia e, la maggior parte di loro, non ha mai visitato Macerata prima d’ora: questo festival diventa allora anche un trampolino di lancio per tutto territorio, in quanto permette alla città e all’intera regione di essere scoperta e visitata da tutto un pubblico che ruota intorno che ruota intorno alla manifestazione. Le Audizioni Live si svolgono presso il teatro della “Filarmonica” di Macerata in serate aperte al pubblico e volutamente a ingresso libero, al fine di consentire la massima partecipazione dei cittadini e degli interessati. Al termine delle audizioni sono selezionati sedici artisti che saranno presentati in anteprima nazionale con un concerto al Teatro Persiani di Recanati, quindi, in tre serate conclusive nella grande arena dello sferisterio di Macerata.

Le Marche sono un territorio ad alta vocazione musicale. La presenza nella regione di una istituzione straordinaria proprio come il teatro dello Sferisterio ne certifica un rapporto di consuetudine e interscambio. Una sede di prestigio, nella quale si svolgono concerti all’aperto e una stagione lirica estiva di risonanza internazionale, capace di richiamare in città, migliaia di turisti. Un’istituzione che si alimenta del grande prestigio che la musica ha sempre avuto in questa terra e dei tanti musicisti e compositori che, nella nostra regione, hanno avuto i loro natali, da Giovan Batttista Pergolesi a Gaspare Spontini, da Gioacchino Rossini a Filippo Marchetti, senza dimenticare la figura prestigiosa di Bruno Mugellini, a cui la città di Potenza Picena dedica ogni anno una manifestazione come il “Festival Mugellini”, oramai avviato verso la terza edizione.

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L’ARTE CHE SALVA. IMMAGINI DELLA PREDICAZIONE TRA QUATTROCENTO E SETTECENTO. CRIVELLI, LOTTO, GUERCINO – Recensione di Loredana Finicelli

Loreto (Ancona) Museo Antico Tesoro della Santa Casa Da sabato 7 ottobre a domenica 8 aprile – Primo evento del ciclo Biennale MOSTRARE LE MARCHE

Ha preso il via da poco più di un mese, un progetto espositivo strategico per la regione, articolato in una serie complessiva di eventi che coinvolgeranno diversi comuni denominata MOSTRARE LE MARCHE. L’obiettivo è di rigenerare, attraverso un ciclo di esposizioni spalmate in un biennio, il territorio offeso dal sisma e caduto in grave recessione a seguito di quell’evento tragico. La scommessa è richiamare pubblico e turismo grazie a un’opera di valorizzazione e promozione del formidabile patrimonio artistico marchigiano, finalmente accessibile e godibile alla sua piena fruizione, attraverso un ciclo di mostre dedicate a opere provenienti da edifici pubblici ed ecclesiastici della regione.

MOSTRARE LE MARCHE è un’operazione sofisticata, che ha convogliato nella promozione del patrimonio intero energie economiche e culturali affinché fosse elaborata una proposta reattiva e costruttiva in risposta alla devastazione, non solo materiale, ma anche morale e interiore prodotta dal sisma. Se ripartenza ci deve essere, con la forza e la caparbietà che contraddistingue questa terra, che si riparta allora dalla bellezza, dalla propria ricchezza artistica, dalla tradizione radicata, facendo appello a una incredibile e secolare identità. E proprio nel rispetto della difformità che caratterizza il patrimonio marchigiano, così diverso e così radicato nel contesto circostante, fatto di una qualità di base permanente, ma arricchito da episodi di straordinaria eccellenza e descritto criticamente secondo la formula assodata di Museo diffuso, gli eventi espositivi toccheranno vari comuni regionali e ognuno avrà una fisionomia propria, datagli dal territorio che lo ospita. Dal 2017 al 2018 saranno ben sei le esposizioni che si susseguiranno e che avranno il merito di fare il focus sulle ricchezze artistiche della regione: a Macerata, da dicembre, Capriccio e natura nel secondo Cinquecento. Percorsi d’arte e rinascita nelle Marche; ad Ascoli Piceno, Pinacoteca Civica, aprirà Cola dell’Amatrice, pittore eccentrico tra Pinturicchio e Raffaello; quindi, nel 2018, a Fermo Pittori tra Adriatico e Appennino, dal tardogotico a Carlo Crivelli, a Matelica Il Romanico nelle Marche con i percorsi delle abbazie, per finire con Fabriano e un artista di rara bellezza quale Orazio Gentileschi: Orazio Gentileschi caravaggesco errante nelle Marche.

Si comincia da Loreto, luogo dalla forte carica simbolica, con una mostra, apertasi lo scorso 7 ottobre, dai contenuti rivelatori della fisionomia marchigiana: L’Arte che salva. Immagini della predicazione tra Quattrocento e Settecento. Crivelli, Lotto, Guercino. Un tema certamente identitario, appartenente a una terra nella quale si sono avvicendati mistici, predicatori e coraggiosi missionari; un territorio dove il sacro è sempre stato vissuto in contiguità con il profano e mescolato nei risvolti di una religiosità popolare, umile e spontanea, ma convintamente devota. Del resto, quale altro secolo, se non il Cinquecento, ha trasformato predicatori e religiosi in storiche figure carismatiche, memorabili, del livello di san Ignazio da Loyola, san Filippo Neri, e, per citare personalità marchigiane, dell’avventuroso padre Matteo Ricci, e della colta mistica Camilla Battista Varano. La predicazione, come la religiosità, nelle sue variabili sfumature popolari, non è un tratto accessorio delle Marche, ma qualcosa che connota e connotando descrive e tratteggia. E il termine “salva” appare perfetto nelle sue differenti accezioni: perché l’arte stimola la devozione e pertanto incardina in se stessa la promessa di salvezza; perché quella in mostra è l’arte che si è “salvata” dai tanti eventi sismici della natura e nondimeno della storia, un’arte salvata che, con la sua bellezza rimane qui a testimoniare la transitorietà effimera del materiale, tanto più fragile se non accuratamente protetta.

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LA DENSITA’ DEL VUOTO – GLI ANNI ’70 (a cura di Giancarlo Bassotti) – Recensione di Marianna Neri

Testo critico in catalogo di Gabriele Perretta
30 giugno – 24 settembre 2017

Fondazione Cassa di Risparmio di Jesi
Palazzo Bisaccioni, Piazza Colocci n. 4  JESI (AN)

A Palazzo Bisaccioni di Jesi è in corso la mostra “ La densità del vuoto –  Gli anni ’70 dell’Arte” a cura di Giancarlo Bisaccioni in collaborazione con la Galleria d’Arte Gino Monti di Ancona.

Il percorso espositivo presenta le tappe fondamentali dell’arte concettuale attraverso l’operato di alcuni artisti che, pur provenendo da ambiti di ricerca eterogenei sia per la scelta dei mezzi espressivi che per i presupposti poetici, presero parte al movimento con l’obiettivo di dare risalto all’idea che soggiace all’opera. Un obiettivo radicale negli intenti e modernissimo nelle scelte, tale da enfatizzare il processo di realizzazione rispetto al valore estetico del prodotto finito. Accanto ai protagonisti storici del movimento, quali gli statunitensi Joseph Kosuth (il primo a dare la definizione di “arte concettuale”) e Sol LeWitt, l’itinerario fornisce uno spaccato importante di quelle che furono le indagini condotte in Italia da artisti del calibro di Alighiero Boetti, Jannis Kounellis, Gilberto Zorio, Michelangelo Pistoletto e Luigi Ontani. Tra questi, figura un nutrito gruppo di artisti marchigiani, le cui opere testimoniano l’alto potenziale di una regione che in quel periodo vide l’affermarsi sulla scena culturale di alcuni tra i più importanti protagonisti degli anni ’70: da Gino De Dominicis, originario di Ancona a Eliseo Mattiacci, nato a  Cagli; da Ubaldo Bartolini, artista maceratese a Claudio Cintoli, trasferitosi nella prima infanzia a Recanati, fino ad arrivare a Pierpaolo Calzolari la cui attività si divide tra Fossombrone e Lisbona.

La mostra, organizzata dalla Fondazione Cassa di risparmio di Jesi, rimarrà aperta fino al 24 settembre ed è a ingresso libero.